Il mese di gennaio 2026 segna uno spartiacque procedurale per tutti i responsabili export e le aziende italiane impegnate nel commercio internazionale. L’entrata in vigore definitiva della Riforma del Codice Doganale Nazionale ha introdotto una semplificazione radicale nel rapporto tra operatore e ufficio, ma richiede una revisione immediata dei protocolli interni. La principale novità riguarda la digitalizzazione integrale delle procedure di sdoganamento centralizzato: le aziende dotate di autorizzazione possono ora gestire le dichiarazioni presso un unico punto virtuale, indipendentemente dal luogo fisico di entrata o uscita delle merci. Questo richiede una precisione millimetrica nella classificazione e nell’origine delle merci, poiché i controlli automatizzati basati su algoritmi di intelligenza artificiale sono diventati più stringenti e immediati.

Oltre alla riforma nazionale, le imprese devono confrontarsi con l’evoluzione del sistema AES (Automated Export System). La definitiva dismissione delle procedure cartacee impone un monitoraggio costante dei messaggi MRN nel cassetto doganale: senza la chiusura telematica della bolla, la non imponibilità IVA ai sensi dell’art. 8 del DPR 633/72 è a rischio. Parallelamente, gennaio vede l’inasprimento degli obblighi legati al CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism). Gli importatori di acciaio, alluminio e fertilizzanti devono ora presentare report trimestrali dettagliati sulle emissioni incorporate, un adempimento che trasforma la compliance ambientale in una variabile determinante per il calcolo dei dazi e della marginalità sui prodotti finiti.

In questo scenario di profondo cambiamento, Studio Alpi Melissa sottolinea l’importanza strategica di investire nella qualifica di AEO (Operatore Economico Autorizzato). Con le nuove procedure introdotte a gennaio, lo status di AEO non è più solo un vantaggio competitivo, ma un prerequisito fondamentale per accedere a corsie preferenziali e ridurre i tempi di sosta dei container. Consigliamo inoltre un audit immediato sulle clausole “No-Russia” nei contratti internazionali e sulla classificazione dei beni Dual Use, recentemente aggiornata dall’UE. La compliance doganale oggi non è più un mero costo burocratico, ma la variabile critica che garantisce la fluidità e la sicurezza della logistica aziendale in un mercato globale sempre più complesso.