Nel linguaggio comune, il “Made in” è spesso percepito solo come un marchio di qualità o un richiamo al marketing territoriale. Tuttavia, in ambito doganale, questa dicitura rappresenta l’origine non preferenziale della merce, un dato tecnico obbligatorio che certifica la storia produttiva di un bene e ne determina il trattamento commerciale alle frontiere.
1. La definizione tecnica di origine
Secondo i criteri stabiliti dal Codice Doganale Unionale, il “Made in” serve a identificare il Paese in cui un prodotto è stato interamente ottenuto o, nel caso di produzioni complesse, il luogo in cui è avvenuta l’ultima trasformazione sostanziale.
Perché una lavorazione sia considerata “sostanziale”, deve soddisfare tre criteri fondamentali:
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Essere economicamente giustificata.
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Essere effettuata da un’impresa attrezzata allo scopo.
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Concludersi con la fabbricazione di un prodotto nuovo o rappresentare una fase fondamentale del processo produttivo.
2. Made in vs Origine Preferenziale: non fare confusione
È fondamentale distinguere il “Made in” dall’origine preferenziale:
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Origine Non Preferenziale (Made in): Serve per l’applicazione di dazi antidumping, restrizioni quantitative e per l’informazione al consumatore. Non dà diritto a sconti sui dazi.
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Origine Preferenziale: Si basa su accordi bilaterali tra Paesi (es. UE-Giappone) e permette di abbattere o azzerare i dazi all’importazione, ma richiede requisiti molto più stringenti rispetto al semplice “Made in”.
3. La tutela del “Made in Italy”
Per le aziende italiane, l’uso corretto di questa dicitura è un tema di massima allerta. La normativa punisce severamente la “fallace indicazione di origine”: apporre simboli (come la bandiera italiana) o scritte che suggeriscano un’origine nazionale per prodotti realizzati interamente all’estero senza trasformazioni sostanziali in Italia può portare a pesanti sanzioni amministrative e penali.
Perché è importante per la tua azienda?
Determinare correttamente l’origine non è solo un obbligo verso il consumatore, ma una protezione contro i rischi doganali. Una dichiarazione errata può causare il blocco della merce, l’applicazione di sanzioni o la perdita di credibilità sui mercati esteri.
Il consiglio di Alpi Melissa: “L’origine delle merci non si improvvisa. È necessario analizzare i cicli produttivi e le distinte base per attribuire correttamente il Made in ed evitare contestazioni.”
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