Il mese di novembre si è caratterizzato per una marcata complessità nel commercio estero italiano, influenzato non solo dai dati macroeconomici, ma soprattutto da una ridefinizione delle rotte commerciali globali. Sul fronte tecnico, l’attenzione delle aziende si è spostata drasticamente sulla gestione dell’origine preferenziale delle merci. Con l’aggiornamento dei protocolli per gli scambi con il Regno Unito e i paesi dell’area asiatica, è diventato imperativo per gli esportatori italiani rafforzare le procedure di acquisizione delle dichiarazioni a lungo termine dei fornitori. Studio Alpi Melissa ha rilevato come una documentazione incompleta a monte della filiera stia diventando il principale ostacolo per l’ottenimento dei benefici daziari previsti dagli accordi di libero scambio (FTA), con un rischio crescente di recuperi a posteriori da parte delle autorità estere.

Parallelamente, il quadro delle restrizioni internazionali ha subito un ulteriore inasprimento a novembre, rendendo lo screening soggettivo dei destinatari (Sanctioned Party Screening) un’attività quotidiana essenziale e non più saltuaria. L’introduzione di nuovi codici di controllo per i beni a “quasi-duplice uso” ha reso necessario un coordinamento più stretto tra l’ufficio tecnico e l’ufficio doganale delle imprese manifatturiere, specialmente per chi opera nei settori della meccanica di precisione e dell’elettronica. Sul versante dell’import, novembre ha segnato un aumento dei controlli fisici e documentali relativi alla sicurezza dei prodotti e alle certificazioni CE, segno di una maggiore vigilanza doganale volta a proteggere il mercato unico da merci non conformi provenienti da piattaforme di e-commerce extra-UE.

Infine, la logistica di novembre ha dovuto fare i conti con la stagionalità e la necessità di pianificare le spedizioni di fine anno in un contesto di noli marittimi ancora volatili. In questo scenario, molte aziende hanno iniziato a implementare procedure di pre-clearing (sdoganamento in mare), cercando di anticipare le formalità doganali per ridurre i tempi di stazionamento nei porti di arrivo. Studio Alpi Melissa sottolinea che la chiave per affrontare questo periodo non è stata solo la velocità, ma la resilienza documentale: disporre di fascicoli doganali completi e digitalizzati si è rivelata l’unica vera protezione contro i ritardi causati dai controlli mirati alle frontiere.